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Il mercato pazzo dei titoli di efficienza energetica. Criticità e possibili soluzioni.

Da qualche settimana il mercato dei titoli di efficienza energetica (TEE) è entrato di diritto tra i temi caldi all’ordine del giorno dei vari attori istituzionali coinvolti (Mi.SE in primis, ma anche AEEGSI, GME e GSE). I prezzi registrati in borsa nel mese di novembre sono aumentati di oltre il 50% rispetto a quelli di ottobre. L’ultima sessione di mercato di novembre ha visto i prezzi aumentare fino ad una media di 239€ a titolo contro i 130€ di maggio scorso, termine ultimo per l’annullamento dei TEE per l’anno d’obbligo 2015. L’andamento dei prezzi è un termometro importante perché misura la temperatura del mercato e in definitiva di buona parte del comparto dell’efficienza energetica. Tra i vari incentivi al settore, il meccanismo dei TEE è quello che indubbiamente negli anni ha maggiormente sostenuto la diffusione di investimenti in particolare nel settore industriale. Il settore è in fermento. In questi mesi sta salendo poi l’attesa per il decreto che approverà gli obblighi nazionali di risparmio e aggiornerà le linee guida per la presentazione degli interventi. Numerose bozze di decreto sono circolate negli ultimi mesi e l’ultima disponibile è proprio di questi giorni.

Intorno alla bozza di decreto c’è parecchia preoccupazione tra gli operatori perché cambieranno radicalmente numerosi aspetti relativi alle modalità di presentazione, rendicontazione degli interventi e alle forme di rilascio dei certificati. Il timore è che ci possa essere eccessiva discrezionalità da parte del GSE (responsabile per l’erogazione dei TEE) nella verifica e certificazione dei risparmi con la conseguenza di una possibile diminuzione dei titoli emessi. Il decreto sancirà anche gli obiettivi nazionali di risparmio per il periodo 2017 - 2020 in carico ai soggetti obbligati, ovvero le imprese di distribuzione (DSO) di energia elettrica e gas. Tali soggetti, si ricorda, annullano poi gran parte degli obblighi tramite l’acquisto in borsa (o tramite accordi bilaterali)

Il decreto dovrebbe essere emanato entro fine anno e probabilmente solo da quel momento la situazione ritornerà apparentemente normale. Le motivazioni dietro il vertiginoso aumento dei prezzi sono chiaramente ignote e forse qualche approfondimento è doveroso. Nei giorni scorsi si è peraltro mossa l’AEEGSI la quale ha avviato un’istruttoria conoscitiva sull’andamento del mercato volta anche ad un’eventuale revisione delle modalità di determinazione del contributo tariffario a copertura dei costi dei soggetti obbligati.

Dietro la volatilità dei prezzi delle ultime settimane potrebbe esserci il timore per una riduzione dell’emissione dei titoli a causa delle nuove metodologie di rilascio delle nuove linee guida. Il GSE in queste settimane ha comunque cercato di rassicurare tutti confermando che l’attuale liquidità presente sul mercato e le nuove emissioni di TEE saranno sufficienti a permettere ai soggetti obbligati di annullare l’obbligo dell’anno 2016 e i residui degli anni precedenti. È evidente quindi che la causa principale dell’aumento dei prezzi delle ultime settimane è pura speculazione.

Se si analizza l’andamento dei prezzi, l’escalation perdura da maggio con una decisa accelerata nel corso di novembre. È interessante anche notare che non c’è alcuna correlazione tra i volumi scambiati e i prezzi registrati in borsa. I prezzi sono sempre aumentati da maggio in avanti mentre i volumi scambiati hanno oscillato durante ogni sessione come si evince dal grafico.

L’attuale incertezza normativa (con il senno di poi era forse meglio non far circolare bozze di decreto prima della pubblicazione dello stesso) legata all’approvazione delle linee guida ha quindi reso fertile il terreno di chi ha come unico obiettivo quello di alzare i prezzi sul mercato. Tali aumenti generano di conseguenza un aumento del contributo tariffario in quanto esso è correlato alla media dei prezzi scambiati in borsa. Questo è peraltro il motivo per cui l’AEEGSI ha acceso un faro sul sistema in quanto un aumento del contributo comporta un aggravio per le bollette dei cittadini.

Interessante anche simulare l’attuale scenario come se se ci trovassimo ipoteticamente a Maggio 2017, ovvero il termine ultimo per l’annullamento dell’anno d’obbligo 2016. Il contributo tariffario definitivo passerebbe da €108 per l’anno d’obbligo 2015 a circa 153€ per l’anno d’obbligo 2016 come si desume dal grafico qua sotto.

Il contributo tariffario è però solo la conseguenza di un mercato che ha dato sì buoni risultati negli ultimi anni in termini di risparmi conseguiti, ma che probabilmente va oliato nel meccanismo. Il vero problema è che prezzi e quantità sono spesso privi di un trend univoco e sono slegati completamente dal tipico comportamento di domanda e offerta. Si sta quindi avverando quello che molti pensano, ovvero che un mercato dove c’è una domanda “obbligata” non è assolutamente libero di fornire il corretto segnale di prezzo.

I soggetti obbligati sono infatti spesso nelle mani del contributo tariffario e le strategie di acquisto sono calmierate solo in funzione del possibile rischio di comprare a prezzi più alti rispetto al valore del contributo tariffario che sarà calcolato nel maggio successivo all’anno d’obbligo. D’altra parte anche gli operatori che vendono TEE sono inevitabilmente costretti a settare le proprie strategie solo su un unico driver, ovvero il mese di maggio, termine ultimo per l’annullamento da parte dei soggetti obbligati. Il panico legato alle oscillazioni di prezzo comporta poi strategie diversificate da parte dei soggetti obbligati ma frutto più di paura che di vera e propria pianificazione degli acquisti. Il problema sta qua. Per molte imprese di distribuzione (in particolare nel gas dove il 50% del mercato è ad appannaggio di imprese che non sono collegate a società di vendita) non è facile recuperare TEE tramite interventi di efficientamento energetico tenuto conto dei limiti post – contatore delle stesse. Sono quindi costrette ad operare in borsa. In quanto soggetti obbligati dovrebbero quindi avere il pieno ristoro dei costi (non dovrebbero di conseguenza ne guadagnarci ne perderci). Viceversa, se si ritiene di aprire maggiormente il mercato, si potrebbe anche pensare di rendere meno “obbligato” il mercato e lasciare che si definisca un vero segnale di prezzo dell’efficienza energetica.

Al fine di risolvere alcune criticità del mercato propongo di seguito una lista di possibili soluzioni a breve termine. In primis:

  • prevedere più di due sessioni di annullamento dell’obbligo proposte nella bozza di decreto (magari un annullamento automatico in ogni sessione);

  • correlare il contributo tariffario anche alle quantità scambiate e non solo ai prezzi medi ponderati al fine di eliminare sessioni outlier con alti prezzi e poche quantità scambiate;

  • ridurre gli obiettivi nazionali di risparmio in carico alle imprese di distribuzione e/o allargare la platea dei soggetti obbligati ad altri soggetti erogatori di servizi (gestori del servizio idrico o imprese di vendita);

  • introdurre una forma di penalità per i titoli in giacenza oltre l’annullamento nei conti correnti dei venditori di TEE;

e alcune di medio/lungo termine:

  • rendere il mercato realmente libero e superare il concetto di soggetto obbligato;

  • pensare a meccanismi ad asta per l’ottenimento dei TEE in analogia a quanto previsto per altri tipi di incentivazioni;

  • introdurre forme di mercato a termine di tipo finanziario al fine di aumentare la liquidità e contenere le oscillazioni di prezzo;

E’ probabile che dopo l’avvio di istruttoria dell’AEEGSI e la prossima pubblicazione del decreto i prezzi dei TEE rientrino verso livello più contenuti. Ciò non toglie che alcune storture di funzionamento del mercato andrebbero corrette quanto prima. Il contributo tariffario e l’impatto in bolletta per i cittadini è soltanto la conseguenza di un mercato che è funzionato abbastanza bene in questi anni di forte quantità di titoli emessi. L’emanazione delle nuove linee guida comporterà inevitabilmente un’attenzione maggiore all’emissione dei TEE. È però impensabile che tale attenzione degli organi istituzionali generi folate di attacchi speculativi come quelli registrati in queste ultime settimane.

L’efficienza energetica sarà tale quando non sarà necessaria alcun tipo di incentivazione. In attesa di quel momento, l’obiettivo è evitare che cittadini e operatori di settore sopportino costi ben più alti dei benefici generati dagli interventi di efficientamento.

#tee #efficienzaenergetica #gse #dso #aeegsi

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