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IREN. Business Plan 2021 ai raggi X. L’ambizione e il confronto con i competitors.


Il 19 Ottobre scorso il CDA di IREN ha approvato il business plan fino al 2021. La multiutility del Nord con sede a Reggio Emilia è presente in tutta la filiera gas & power e in quelle ambientali e idriche. Per fatturato e capex globali a livello azienda Iren è la terza multiutility del Nord dopo A2A e Hera.

Per chi non lo avesse analizzato, è interessante valutare alcuni semplici numeri del business plan di Iren al fine di farsi un’idea sul futuro della società. È poi utile comparare i valori con quelli analoghi di Hera o A2A o entrambe.

La forte presenza nelle aree territoriali di propria pertinenza e i medesimi segmenti di business serviti rendono interessante il confronto. Come punto di attenzione va però considerato che Iren presenta caratteristiche industriali più vicine ad A2A rispetto ad Hera. Con l’azienda lombarda condivide infatti (anche se con una quota di generazione nettamente più bassa) la presenza nel termoelettrico e nei cicli combinati. Hera invece non è presente nel segmento della generazione da gas.

Ciò che balza all’occhio dalla lettura dei documenti del CDA è innanzitutto il grande lavoro sull’organizzazione interna finalizzato all’ottenimento di sinergie nei processi operativi. IREN stima che tali sinergie avranno un impatto sull’EBITDA di circa 100 milioni di euro. L’azienda punta innanzitutto su un piano di “Performance improvement” che ottimizzerà i processi delle singole business unit e della holding. Si prevede la centralizzazione degli acquisti in capo ad un’unica funzione e la standardizzazione dei processi e dei sistemi dell’area reti. Nell’arco del piano saranno attivati 100 progetti di efficientamento dei processi. L’altro grande saving della società sarà puntare su un deciso turnover generazionale con l’obiettivo di alleggerire il costo del personale.

L’impatto sull’EBITDA di tali sinergie sarà traversale tra tutte le business unit e rappresenta a mio parere il fatto più rilevante della società. L’ambizione del progetto è testimoniata anche dai numeri del business plan delle aziende target. Hera nel proprio business plan al 2019 stima sinergie operative pari a poco po’ più di un terzo (36 milioni di euro di cui però 15 milioni già realizzate) rispetto a quelle stimate da Iren.

Capitolo EBITDA. Iren stima una crescita CAGR del 4,8% con il margine che passerebbe da 678 milioni di euro nel 2015 a 900 milioni nel 2021. L’ambizione e la sfida del piano sta tutta qua. I CAGR del margine operativo di HERA e A2A si attestano su valori decisamente inferiori (3,2% e il 3,5%). Iren quindi vuole crescere e per farlo punta forte su investimenti e aumento del margine degli asset tradizionali. Innanzitutto il peso degli asset regolati sull’EBITDA si conferma importante ma comunque diminuirà dal 52% al 47%. Il management prevede quindi una forte diversificazione in alcuni business non regolati come l’ambiente o non pienamente regolati come il teleriscaldamento. In realtà l’attribuzione delle competenze in tema di ambiente ad AEEGSI porterebbe ad un aumento della quota del regolato sul margine. Anche su questo dato Iren risulta più vicina ai numeri di A2A, la quale prevede una quota di regolato sull’EBITDA al 2020 pari al 35%. Hera già oggi invece presenta un piano strategico più focalizzato sulle reti. La quota regolata stimata sull’EBITDA è infatti pari al 55%. Da questo punto di vista l’azienda di Bologna, con un’incidenza così elevata delle reti e l’assenza di generazione termoelettrica, presenta un profilo decisamente no risk.

Tornando ad Iren, l’80% della crescita dell’EBITDA è frutto delle business unit legate alle attività di generazione/teleriscaldamento e ambiente.

Per quanto riguarda la business unit generazione e teleriscaldamento l’incidenza di tale area sull’EBITDA sarà del 27%. In particolare saranno previsti forti investimenti sugli impianti di cogenerazione al fine di sfruttare il calore per prodotto dalla termovalorizzazione dei rifiuti per teleriscaldare le attuali aree di presenza di Iren. Anche l’ambiente farà la sua parte. L’incidenza di tale area sull’EBITDA passerà dal 10% del 2015 al 19% nel 2021 grazie principalmente agli investimenti in tutta la filiera del ciclo ambientale integrato.

È interessante notare che il settore ambiente è quello che fa la parte del leone in tutte e tre le aziende. Tale business incide infatti per oltre il 40% sulla crescita dell’EBITDA del piano di tutte e tre le multiutilites. Il settore è di gran lunga quello con più ampi margini di crescita per le aziende. Sembra quindi che il rischio regolatorio derivante dall’attribuzione dei compiti di regolazione del waste all’AEEGSI sia considerato nullo e anzi venga ben visto.

I capex previsti nel piano industriale da parte di Iren sono di 2,2 miliardi di euro di cui il 33% per lo sviluppo del business e il 67% per manutenzione, sostituzione e asset regolati. Di quest’ultima parte, circa il 70% degli investimenti (1,1 miliardi di euro) saranno veicolati verso le reti (elettricità, gas e acqua). In particolare nel settore gas, l’obiettivo di IREN in vista delle prossime gare è quello di consolidare la posizione negli ambiti dove la società è incumbent ma con un occhio di riguardo anche agli ambiti limitrofi. L’area di business con il più alto CAGR di capex è comunque il settore ambiente con circa il 17,1% che passa da 65 milioni di euro di investimenti nel 2015 a 172 milioni nel 2021.

Tenuto conto del fatturato e del cash flow generato dalla società, i livelli di capex attesi da Iren sono sensibilmente più elevati di quelli di A2A e Hera. Dal punto di vista de debito il piano, pur ambizioso, sembra sostenibile. Il rapporto tra l’indebitamento finanziario netto e il risultato operativo (NFP/EBITDA) allo start del piano è 3,3x. Un’esposizione finanziaria quindi maggiore di quella di A2A (2,8x) e Hera (3,1x).

Il piano prevede però un miglioramento del tempo di rientro ipotetico del debito con un indice NFP/EBITDA che dovrebbe diminuire fino al 2,2x nel 2021. La crescita della gestione operativa, il rifinanziamento di almeno 1,2 miliardi di euro di debito e la buona quota dividendi sono i fattori che dovrebbero influire maggiormente sulla netta riduzione dell’esposizione finanziaria della società.

Il piano presenta poi tantissimi altri numeri interessanti che andrebbero analizzati. Già da questa sintetica analisi appare chiaro che il piano della società è decisamente ambizioso e mira alla crescita nei proprio territori di riferimento. La riduzione del debito e la crescita dell’EBITDA permetteranno nei prossimi anni di valutare con attenzione eventuali operazioni M&A in analogia a quanto previsto da A2A e Hera. L’M&A sarà infatti cruciale come driver esterno di crescita nei prossimi anni e i piani della azienda di fatto sono preparati per presentarsi al meglio alla stagione della razionalizzazione delle partecipate pubbliche.

Il grado di rischio del piano è decisamente basso. A differenza di A2A, la quale sarà probabilmente protagonista nel risiko termoelettrico alla luce della quota di MW posseduti da impianti a gas, Iren ha l’obiettivo di efficientare l’unico impianto ciclo combinato a disposizione (Turbigo) senza dipendere però dai meccanismi incentivanti previsti nei prossimi anni (capacity market).

Decisamente interessante come detto il progetto interno di razionalizzazione ed efficientamento operativo i cui impatti sono molto superiori a quelli previsti dalle altre due aziende target.

Da non sottovalutare anche il retail e i servizi connessi (efficienza energetica). La crescita prevista da Iren è pari a 400.000 clienti gas ed elettricità. Nonostante le incertezze che permangono sull’approvazione del DDL Concorrenza e la conseguente scomparsa della tutela, Iren anche in tale segmento presenta un piano decisamente interessante. Il rapporto crescita EBITDA/clienti è infatti di 85€ a cliente rispetto ai circa 63€ di A2A confermando la redditività del business.

Insomma, ora per Iren c’è solo da implementare il piano. Buon lavoro.

#iren #businessplan2021 #a2a #hera #reti #waste

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