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Ultimatum a Sogin


A quanto appreso qui dalla sempre informata Staffetta Quotidiana l’assemblea di SOGIN, chiamata ad approvare il bilancio 2015 e il nuovo CDA,è andata deserta. L’ennesimo smacco per una società che ha due delle più importanti responsabilità del panorama energetico, lo smantellamento dei vecchi impianti nucleari (decommissioning) e la gestione del deposito nazionale delle scorie.

La situazione di stallo dura da ottobre 2015 quando l’AD di SOGIN, Riccardo Casale ha rimesso il mandato al governo per divergenze forti con il presidente Giuseppe Zollino. Troppo evidenti tra i due le differenze strategiche sul futuro della società. Le contrapposizioni al vertice hanno portato la società ha pianificare negli ultimi anni budget poi totalmente da rivedere in quanto sovrastimati rispetto ai lavori effettivi eseguiti.

Il problema SOGIN non sembra però entrare troppo nell’agenda del governo Renzi che per quanto riguarda i temi energetici sembra più preso a disegnare un futuro rinnovabile per le controllate di stato Enel ed Eni dopo aver annunciato (con un anno di ritardo) la pubblicazione del decreto per gli incentivi alle rinnovabili non fotovoltaiche.

In realtà la situazione è delicata verso due fronti. Innanzitutto c’è un tema gestionale/operativo. Lo smantellamento delle centrali presuppone un programma di gestione delle attività che necessita di una società forte con una chiara visione strategica. Parliamo di investimenti che possono arrivare fino a due miliardi di euro (dati Nomisma Energia) con un indotto che potrebbe coinvolgere decine di migliaia di persone. La selezione dei fornitori e le relative procedure di gara, la condivisione con il governo delle scelte dei modelli di finanziamento dell’attività di smantellamento nonché gli iter amministrativi e procedurali per le attività, sono tutte questioni aperte che necessitano di essere pianificate con urgenza. Gli esempi virtuosi in giro per il mondo ci sono (Stati Uniti, Germania, Francia, Slovacchia). Non c’è da inventare nulla.

Va poi aggiunto che la Commissione Europea in una recente comunicazione sui programmi nucleari degli stati membri ha stimato i costi del decommissioning in giro per l’Europa pari a circa 250 miliardi, quindi in proporzione molto di più rispetto ai dati citati prima per il caso italiano. Questione a sé stante è poi il deposito nazionale per cui sono anni che si è in attesa dell’individuazione dei siti idonei alla sua costruzione. La Commissione Europea recentemente ha proposto una pianificazione un po’ più continentale magari prevedendo una gestione comune tra gli stati membri. Anche su questo Sogin dovrebbe rendere pubbliche le proprie osservazioni di merito.

In parallelo ad un piano prettamente tecnico e operativo vi è un piano di legittimazione popolare. Ad oggi le attività di Sogin sono pagate in bolletta elettrica dalle famiglie tramite la componente A2 degli oneri di sistema. L’AEEGSI ha il compito di stimare gli impatti per il consumatore tipo e remunerare le attività di Sogin sulla base del gettito raccolto dalle bollette. I cittadini dovrebbero quindi essere informati adeguatamente (magari dal governo) sulle attività in corso visto che parliamo di centinaia di milioni di euro che ogni anno noi tutti paghiamo nelle tasche della società tramite la supervisione dell’AEEGSI.

In conclusione quindi la questione Sogin va risolta. Non è tanto un problema di governance o di nuova nomina dell’AD. È una questione di visione strategica delle società e programmazione delle prossime attività da eseguire. Sogin deve stimare gli impatti e anche i benefici derivanti dalle attività di smantellamento delle centrali esistenti e per farlo necessita di un indirizzo chiaro e stabile. Se questa situazione perdurasse, non si vede altra soluzione che ripensare completamente la politica nucleare in Italia prevedendo da parte del governo di riprendersi in mano le attività e affidare i diversi incarichi, scegliendo opportunamente tramite gara, ai soggetti più indicati. Una situazione che stiamo vivendo ad oggi con la fibra ottica e con il piano della banda larga dove Enel è entrata in concorrenza con Telecom (con l’avallo del governo) sanando una carenza di programma di cui però non solo Telecom è responsabile.

Rivolgiamo un appello al governo. Si faccia carico del dossier Sogin velocemente perché ulteriori ritardi (e soldi) non possiamo più permetterceli.

#nucleare #sogin #renzi #governo

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