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La guerra Enel - Telecom porterà benefici ai cittadini?


Le sinergie tra il mondo energy e quello telco rappresentano una sfida in termini di innovazione tecnologica per entrambi i settori. Detto questo, nessuno si aspettava che nel giro di qualche mese si compisse una vera e propria invasione di campo reciproca tra i due incumbent, ovvero Telecom ed Enel. È interessante porsi l’interrogativo se questa concorrenza tra giganti porterà vantaggi ai cittadini o meno.

Prima questione. È in dirittura di arrivo la battaglia per Metroweb, ovvero la società che gestisce 7200 Km di cavi di fibra ottica principalmente nell’area metropolitana milanese e attualmente oggetto del desiderio sia di Telecom che di Enel.

A quanto trapela da giornali e web, è arrivata anche l'offerta di Enel dopo quella della settimana scorsa di Telecom. La proposta dell’incumbent elettrico che valorizza Metroweb intorno ai 806 milioni di euro, dovrebbe essere composta da un'offerta in contanti e uno scambio azionario tra la quota Metroweb in mano alla CDP (46% mentre il restante 54% è posseduto da F2i) e una quota (da valorizzare) della nuova società Open Fiber creata da Enel appositamente per la posa della fibra. Indipendentemente da chi la spunterà (Enel sembra in vantaggio), il know how del veicolo Metroweb è strategico per il cablaggio del resto del paese. È sicuramente il primo tassello per procedere poi allo sviluppo del piano per la banda larga, in particolare nella aree a fallimento di mercato (cluster C e D) dove sarà lo stato a gestire la partita. Da pochi giorni è infatti online la strategia Italiana per la banda ultralarga “Piano degli Investimenti mediante Intervento Diretto nelle Aree a Fallimento di Mercato” che delinea le modalità di intervento diretto o indiretto (tramite garanzie o meccanismi di PPP) statale e che saranno utilizzate dagli operatori selezionati per posare la rete.

Nel caso in cui Metroweb passi sotto il controllo di Enel (va capito poi cosa vuole fare F2i che in questo momento sembra voglia monetizzare un’eventuale uscita) Telecom ha comunque già preannunciato che proseguirà i suoi piani di investimento nella banda in particolare nelle aree non soggetto a fallimento (cluster A e B), e quindi dove risulterebbe remunerativo investire nell’infrastruttura. Nel caso in cui Enel riesca a mettere le mani su Metroweb, si profilano quindi due piani industriali complementari (ma per certi versi alternativi) di sviluppo della fibra ottica.

In primis il piano Enel che utilizzerà l’infrastruttura elettrica per portare la fibra in 240 città fino a casa dell’utente tramite la tecnologia FTTH (fiber to the home) sfruttando eventuali sinergie con la posa dei contatori elettrici 2G di seconda generazione. Dall’altra parte il piano Telecom che prevede di cablare circa 100 città utilizzando la stessa tecnologia FTTH utilizzata da Enel ma potendo optare anche per la tecnologia FTTcab, più datata ma decisamente meno costosa, ovvero portare la fibra fino agli armadietti fuori dai condomini e successivamente usare il doppino di rame per entrare in casa dell’utente.

La partita è complessa e sicuramente coinvolgerà anche altri operatori che potranno affiancare i due incumbent. La differenza tra i due piani risiede chiaramente nel fatto che Enel, a differenza di Telecom, è una società controllata dallo stato e quindi i risultati delle strategie scelte hanno un riflesso anche sulle casse pubbliche. L’infrastruttura elettrica, la quale sopporterà i costi del piano di roll out dei contatori 2G, è poi soggetta alle tariffe regolate decise dall’Autorità di settore. Da monitorare quindi l’eventualità che gli extra – costi per la posa della fibra vadano a caricarsi sulle bollette elettriche dei cittadini.

La guerra di logoramento tra i due incumbent si sposta poi al mondo dell’energia con la pretesa di Telecom di spodestare Enel nella gestione dell’infrastruttura dello smart meter elettrico. L’Autorità ha definito i requisiti degli smart meters 2G che da quest’anno i distributori elettrici andranno a installare sostituendo quelli 1G. Il regolatore con la deliberazione 416/2015/R/eel ha previsto che i nuovi smart meters continuino ad essere allacciati alla rete elettrica ma non ha escluso eventuali evoluzioni verso tecnologie più avanzate di tipo wireless NB-IOT (Narrow-Band Internet Of Things) che dovrebbero garantire una mole di dati trasmessi più elevata e in real time. In tal caso lo smart meter comunicherebbe con i sistemi di acquisizione centrale dei distributori senza passare per i concentratori elettrici (ad oggi posizionati nelle cabine dei distributori elettrici) con un risparmio in termini di minori capex in bolletta elettrica. Va aggiunto poi che le tecnologie wireless, se estese a tutto il territorio, permetterebbero di lavorare sia in banda A (quindi verso i sistemi del distributore), sia in banda C, quindi nei confronti dei dispositivi dell’utente con possibili vantaggi in termini di demand response nonché di messa a disposizioni di servizi aggiuntivi alle società di vendita (es. contratti prepagati).

Entro fine anno Telecom prevede di rendere disponibili i primi apparati (il processo di standardizzazione dei protocolli pare essere ultimato).

Entro luglio l’Autorità dovrebbe pubblicare l’analisi costi benefici dei smart meters 2G. Pur non disponendo di dati di mercato precisi, si auspica che l’Autorità nell'analisi costi - benefici accenni anche alle tecnologie wireless fornendo evidenze su possibili vantaggi ai cittadini. Sempre per quanto riguarda il mondo energia, Telecom starebbe pensando ad eventuali partnership con società di vendita per fornire un’offerta di fornitura congiunta telco-energy. Chiaramente tra i primi nomi delle società di vendita coinvolte non risulta esserci Enel Energia..

La discesa in campo di Telecom nel mondo energy può portare benefici in termini di innovazione tecnologica in un settore che ne ha bisogno come il pane. Nel dettaglio poi, per quanto riguarda lo smart meter e i servizi future proof design ad esso collegati, ci si aspetta che sia l’Autorità a quantificare gli eventuali benefici in termini economici. Conoscendo le modalità di lavoro del regolatore di settore, possiamo comunque dire che i cittadini possono stare tranquilli. Nel caso in cui l'evoluzione tecnologica porterà vantaggi in termini di servizi o minori costi, gli effetti prima o poi dovrebbero materializzarsi sul cittadino.

La partita della fibra è decisamente più complessa e di portata maggiore in termini di investimenti. Le sinergie prospettate da Enel sono tutte da dimostrare (e magari rendere pubbliche). Possiamo però dire che, almeno per quanto riguarda le zone da cablare più remunerative, sarà il mercato a decidere se il piano di Enel è così competitivo rispetto ai telco tradizionali. Al mercato però si devono necessariamente affiancare le autorità di settore al fine di vigilare sulla possibilità che la riduzione dei costi in posa della fibra porti ad un aumento dei costi della rete elettrica e quindi delle bollette. In tal caso i benefici derivanti da una concorrenza tra operatori sulle offerte in fibra rischierebbero di essere vanificati.

In questo contesto quindi, il pericolo di sussidi incrociati tra fibra e rete elettrica è chiaramente il primo punto all’ordine del giorno.

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