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Le ragioni di una regolazione “a premi” per i mercati retail

La scorsa settimana l’Autorità per l’energia ha pubblicato il documento di consultazione (DCO) 216/2016/R/com “fatturazione di periodo nel mercato retail, nel quadro di evoluzione e superamento dei regimi di tutela di prezzo” con cui presenta gli interventi che intende attuare su alcuni aspetti di fatturazione delle bollette di energia e gas. Il procedimento è ovviamente funzionale anche alla prossima eliminazione della tutela nei mercati dell’energia a partire dal 1 gennaio 2018.

Il tema è abbastanza caldo e segue il lavoro fatto dal Ministero dello Sviluppo Economico in tema di maxi conguagli che si è speso in prima persona per mettere d’accordo le associazioni delle imprese e dei consumatori. Viene da sé che la riduzione del fenomeno dei conguagli passa anche da regole chiare e certe delle diverse modalità di fatturazione (siano esse di periodo o di chiusura). Dal 1 gennaio 2018 poi i consumatori saranno liberi di scegliere (forse..!) il proprio venditore e alcuni aggiustamenti alla regolazione retail sono probabilmente necessarie.

In questa sede affronteremo solo alcuni aspetti di regolazione riguardanti la fatturazione e la messa a disposizione delle misure, ovvero l’introduzione di ulteriori penalità e indennizzi in capo alle imprese. In realtà la consultazione propone anche gli orientamenti dell’Autorità sulle clausole non derogabili e quelle derogabili da apporre ai nuovi contratti che saranno stipulati a valle dell’eliminazione della tutela. Sul tema si può già dire che risulta di vitale importanza ridurre quanto più possibile le clausole non derogabili lasciando il resto alla libera negoziazione contrattuale tra cliente e società di vendita.

Per quanto riguarda la misura, essa è chiaramente funzionale ad una corretta fatturazione retail. È innanzitutto importante notare che essa coinvolge le imprese di distribuzione in quanto responsabili dell’attività di raccolta e validazione dei dati e peraltro remunerate in tariffa per questo. L’aumento della disponibilità di misure effettive, ove opportunamente validate da parte delle imprese di distribuzione, dovrebbe portare ad una riduzione del fenomeno dei conguagli (nel caso in cui la causa sia un susseguirsi di misure stimate) fornendo segnali di prezzo più aderenti possibili agli usi dei clienti finali.

Il ruolo della misura diventa ancora più importante con riferimento alle fatture di chiusura del rapporto contrattuale tra cliente finale e società di vendita e nel caso di switching dove una misura chiude un rapporto con un venditore e ne apre un altro con il venditore subentrante. Un altro fattore rilevante da tener in considerazione è la presenza o meno di contatori smart. Nel settore elettrico si sta per procedere con il roll out dei contatori elettronici 2G ma già i contatori 1G teleleggono da remoto e quindi forniscono una percentuale molto alta di misure effettive. Nel settore gas le imprese di distribuzione sono invece alle prese solo dal 2015 con il roll out dei contatori mass market elettronici 1G. Questo significa che nel gas le percentuali di misure stimate sono molto più elevate in quanto l’inaccessibilità dei contatori fa si che le imprese di distribuzione non possano in molti casi materialmente eseguire i tentativi di lettura.

Vista l’importanza che riveste l’attività di misura al fine del buon funzionamento dei mercati energetici, l’autorità nel corso degli anni ha introdotto una serie di indennizzi e penalità a carico sia alle imprese di distribuzione. A questi vanno aggiunti gli indennizzi in caso di mancato svolgimento corretto della fatturazione a carico delle società di vendita con le ultime novità introdotte con la delibera 100/2016/R/com

Note: elaborazioni da dati delibera 100/2016/R/com

Se confermate anche tutte le proposte in consultazione, nei mercati energetici saranno previste 9 modalità di indennizzo a carico delle imprese di distribuzione (essenzialmente riguardanti la raccolta delle misure e la messa a disposizione delle stesse) e 6 a carico delle società di vendita (attinenti alle tempistiche di emissione delle fatture e alla qualità del dato utilizzato).

Come detto, l’interazione tra misura e fatturazione comporta un rilevante impatto per il cliente finale ed è quindi corretto che l’Autorità, nei suoi compiti di vigilanza e di regolazione, proceda col fissare indennizzi e penalità nel caso in cui non si rispettino i dettati delle delibere. Il numero di indennizzi a cui potremmo arrivare merita comunque una riflessione. La soluzione più efficiente ed efficacie per risolvere alcune criticità tutt’ora presenti nei mercati retail è quella scelta dall’Autorità che prevede una regolazione che contempla soltanto l’utilizzo di indennizzi e penalità a carico degli operatori? Per capirlo bisognerebbe vedere i dati delle performance degli operatori e valutare se nel corso degli anni l’introduzione degli indennizzi sia risultata decisiva nell’eventuale miglioramento dell’operato delle aziende. Ammettendo che sia così, facciamo un passo ulteriore. Supponiamo che l’introduzione degli indennizzi con il tempo azzeri completamente il livello di mancato rispetto della regolazione da parte degli operatori. In questo caso la regolazione sarebbe rispettata ma nessuna impresa sarebbe incentivata a fare meglio e quindi in definitiva a “battere” il regolatore.

La vera rivoluzione anche per quanto riguarda alcuni aspetti della regolazione retail come misura e fatturazione è quella di introdurre gradualmente forme di riconoscimento di tipo output based prevedendo quindi premi (accanto alle già presenti forme di penalità) nel caso in cui le imprese ottimizzino talmente tanto i processi da fare meglio di quanto previsto dalle delibere dell’Autorità. Gli effetti positivi sarebbero:

  • una qualità di servizio migliore da presentare agli stakeholders;

  • un continuo miglioramento dei processi degli operatori al fine di ottenere quanti più premi possibili con una tendenza all'azzeramento graduale delle penalità;

Modalità di incentivazione orientate al risultato sono già presenti in sistemi di regolazione evoluti come quello inglese o quello tedesco. In questi paesi la regolazione prevede una remunerazione “base” prevalentemente bassa (dipende poi chiaramente dal grado rischio della regolazione e dal risultato output che si vuole ottenere) e diverse forme di incentivazione che andrebbero a comporre una remunerazione “extra” erogata agli operatori solo al soddisfacimento di determinate condizioni. Chiaramente tale modello si adatta in primis alle imprese di distribuzione in quanto completamente regolate ma può essere adottato anche per le società di vendita in modo da incentivarle maggiormente a sviluppare sistemi di fatturazione sempre più evoluti.

La regolazione dovrebbe quindi evolvere e anche per quanto riguarda i mercati retail è possibile prevedere soluzioni volte a spronare maggiormente gli operatori a trovare soluzioni sempre più efficienti. Le modalità di fatturazione e l’utilizzo delle misure possono rappresentare un buon test regolatorio.

Una modalità di incentivazione orientata al risultato premierebbe poi gli operatori più virtuosi che avrebbero interessi anche indiretti a percepire tali premi. Le imprese di distribuzione aumenterebbero le proprie performance in termini economici e di reputazione nei confronti delle società di vendita (nel caso del gas anche nei confronti degli enti locali concedenti il servizio). Le imprese di vendita, tenuto conto della futura completa apertura dei mercati, potrebbero presentare tali risultati ed essere premiati oltre che dall’Autorità, anche dai clienti finali che li sceglierebbero per la fornitura di energia.

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