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Hinkley Point, il fallimento dell’industria nucleare europea?

Nel 2010 il governo britannico ha preso la decisione di dare il via libera alla costruzione di otto centrali nucleari e alla scelta del sito di Hinkley Point nella località di Somerset vicino a Bristol quale candidato ad ospitare almeno un nuovo centro di produzione. In quegli anni in giro per l’Europa si parlava di rinascimento nucleare e ancora oggi Hinkley Point rappresenta il progetto più ambizioso mai pensato in tema di generazione da fonte nucleare. Il nome specifico del progetto che prevederà la costruzione di ulteriori reattori nucleari è Hinkley Point C. C in quanto sono in funzione fin dai primi anni 60 altri due vecchi reattori (appunto Hinkley Point A e B).

Nel novembre del 2012, la compagnia elettrica francese EDF, per l’85% di proprietà dello stato, si è aggiudicata la licenza per realizzare la nuova centrale. Il progetto prevede la costruzione di due unità da 1600 MW, ciascuna dotata di reattore EPR (European Pressurized Reactor), prodotto di punta dei reattori ad acqua pressurizzata generazione III+ realizzati dal duo Areva – Siemens. L’EPR, nonostante sia dotato di sistemi di sicurezza del nocciolo con una fattore rischio decisamente più basso rispetto ai reattori costruiti fino ad oggi, fatica ad entrare in commercio per via dei costi nettamente superiori ai budget stimati nonché per alcune difficoltà, data la complessità del progetto, che si sono susseguite nelle fasi di permitting prima e di costruzione poi.

Ad oggi in giro per il mondo si contano 3 EPR in fase di realizzazione. Per quanto riguarda l’Europa, innanzitutto l’EPR in costruzione a Flamanville in Francia ad opera di EDF. Tale progetto si prevedeva entrasse in esercizio nel 2012. A dicembre 2015 EDF ha comunicato che l’entrata a regime dell’impianto avverrà nel 2018 con un costo di investimento che passato da 3 a 10 miliardi di euro. Anche i due EPR in fase di costruzione in Cina a Taishan nella provincia di Guangdong si prevede entrino in esercizio non prima del 2017 nonostante i lavori siano partiti nel 2008. All’attuale situazione dei 3 reattori EPR in costruzione, si aggiunge l’EPR finlandese di Olkiluoto annullato a fine 2015 dal governo alla luce dello stallo dell’iniziativa a causa dei tesissimi rapporti tra la società finnica TVO responsabile del progetto e il fornitore francese AREVA.

Il progetto

Hinkley Point C sarebbe quindi rispettivamente il quarto ed il quinto EPR pianificato a livello mondiale. Il consorzio responsabile del progetto è composto, oltre che da EDF tramite la sussidiaria EDF energy per il 67%, anche da China General Nuclear Power con il 33% del veicolo. Ad oggi EDF stima che la prima pietra dell’impianto sarà posata nel 2019, quindi tre anni in ritardo rispetto alla tabella di marcia originaria. La decisione dell’investimento, originariamente annunciata per il 2013, è stata rinviata più volte e ad oggi è prevista entro l’anno 2016. I rinvii per la decisione finale di investimento da parte di EDF sono per la verità abbastanza giustificati tenuto conto della struttura di costo attribuibile ad impianti come quello di Hinkley Point C. Come noto, il nucleare, a differenza di altre fonti convenzionali come i cicli combinati a gas, presenta notevoli costi fissi e costi variabili decisamente contenuti. Il problema dei costi fissi e quindi dell’investimento iniziale risulta ulteriormente accentuato per la tecnologia EPR. Il costo del progetto infatti, da una stima iniziale di 16 miliardi di sterline del 2012 eseguita da EDF, è stato aggiornato a 18 miliardi nel corso degli anni, fino all’attuale valutazione della compagnia francese che stima in 22 miliardi di sterline il costo di investimento dei due reattori EPR. La Commissione Europea ha poi recentemente ritenuto che i costi di Hinkley Point C, a regime, escludendo i costi di decommissioning dell’impianto, saranno di circa 24,5 miliardi di sterline.

Il nucleare è chiaramente la fonte energetica più capital intensive presente sul mercato. Va detto comunque che Hinkley Point C, una volta entrato in esercizio, soddisferà circa il 7% della domanda elettrica del Regno Unito. Ma come mai il governo inglese sta spingendo verso la costruzione di nuove centrali nucleari? I motivi sono tanti ma il principale è sicuramente il calo della produzione di gas naturale nei prossimi vent’anni che si prevede possa scendere di un terzo rispetto ad oggi. Il fabbisogno di gas naturale potrà essere soddisfatto aumentando l’import dall’estero oppure sostituendo il gas con altre fonti base - load quali il nucleare o l’eolico off - shore. Va detto che in futuro, sistemi di accumulo, generazione distribuita e mercati delle capacità, potrebbero in parte coprire quota parte dell’eventuale fabbisogno di generazione convenzionale.

Fonte: elaborazioni su dati del governo inglese. UKCS Oil and Gas Production Projections, update February 2016.

Gli economics

Hinkley Point C rientra quindi pienamente nella strategia energetica del governo inglese. Ma quanto costerà il ritorno al nucleare ai consumatori inglesi? Il progetto, è basato su una formula di contratto per differenza (CFD) tra EDF e il governo inglese (che rappresenta i consumatori). Tale contratto prevede la fissazione di una tariffa iniziale e successivamente, sulla base dell’evoluzione dei costi, di una futura condivisione di benefici o ulteriori perdite tra costruttore (in questo caso EDF) e acquirente. Dopo un’attenta analisi della struttura dei costi, le due parti hanno stabilito una tariffa regolata di ritiro dell’energia pari a 92,5 £/MWh per 35 anni.

La tariffa è comprensiva, oltre che del costo dell’investimento dell’impianto e dei costi di O&M, anche del totale rischio costruzione allocato su EDF. Quest’ultimo aspetto risulta però ancora poco chiaro in quanto il rischio di commissioning del progetto potrebbe non essere allocato completamente su EDF (e quindi sullo stato francese), ma magari essere destinato verso il socio cinese. Il valore della tariffa regolata è decisamente superiore ai valori strike decisi dal governo inglese per altri progetti innovativi e a bassa emissione di carbonio. Soltanto alcuni progetti wind off - shore del mare del Nord (come ad esempio il parco eolico da 714 MW di Scottish Power Renewables) presentano una tariffa regolata più alta di quella decisa per Hinkley Point C.

Fonte: Elaborazioni su dati del governo inglese. https://www.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/407059/Contracts_for_Difference_-_Auction_Results_-_Official_Statistics.pdf

Il contratto di Hinkley Point C prevede inoltre un’indicizzazione all’inflazione del prezzo strike per 35 anni in analogia a quanto previsto per i costi operativi. Alla luce del notevole importo del prezzo strike riconosciuto al progetto, le conseguenze dell’indicizzazione potrebbero essere ulteriori incrementi della tariffa regolata in particolare nel caso in cui dovessero sorgere complicazioni nella parte gestionale facendo lievitare i costi opex del progetto e di conseguenza non potendo scattare il meccanismo di condivisione dei benefici previsto dal contratto per differenza CFD. Alla luce quindi del potenziale impatto per i consumatori inglesi, la Commissione Europea ha esaminato il contratto per differenza sottostante al progetto per valutare se ci fossero gli estremi per configurare il prezzo strike come aiuto di stato.

Dopo un’attenta analisi, e data anche la “generosità” del price strike deciso per Hinkley Point C, a fine 2014 la Commissione ha approvato il piano contrattuale ma ha introdotto una formula di gain - share mechanism la quale prevede che nel caso in cui il progetto superi un IRR del 13 – 14%, ai consumatori inglesi sarà concesso fino al 60% dei benefici del progetto mentre il restante 40% sarà incassato da EDF.

EDF e la filiera nucleare europea

Nonostante una tariffa regolata che potrebbe permettere ad EDF IRR del progetto a due cifre, ad oggi non è stata ancora presa la decisione finale dell’investimento. EDF infatti necessita di un’ulteriore garanzia dell’investimento del progetto da parte dello stato francese e fino a quando tale garanzia non arriverà, EDF non procederà a prendere la decisione finale.

Va detto peraltro che EDF sta soffrendo margini particolarmente ridotti per via degli attuali prezzi dell’energia decisamente bassi. A ciò vanno aggiunte le sfide future per la compagnia di stato francese. Il parco produttivo nucleare francese necessiterà nei prossimi anni di un upgrade della vita utile degli impianti fino a 60 anni (i costi di upgrade, secondo EDF, saranno nell’ordine di mezzo miliardo di euro a reattore). Questo comporterà ingenti investimenti.

Per tale ragioni EDF difficilmente procederà ad avallare l’investimento in Hinkley Point C senza un’adeguata copertura anche finanziaria da parte dello stato francese. Peraltro è interessante confrontare il costo di investimento di Hinkley Point C il quale risulta superiore all’attuale capitalizzazione in borsa di EDF e non distante dall’indebitamento netto della società stimati a circa 34 - 35 miliardi di euro.

Fonte: dati IAEA 2016

Se si escludono i due reattori nucleari in Slovacchia, in Europa l’unico reattore EPR in costruzione ad oggi è quello di Flamanville in Francia che è della stessa tipologia di quelli previsti ad Hinkley Point C. L’altro EPR in progetto a Olkiluoto in Finlandia, come detto, è stato nel frattempo abbandonato e sostituito con un progetto di reattore VVER di provenienza russa, sempre ad acqua pressurizzata, più piccolo dell’EPR (circa 1100 MW di potenza rispetto ai 1600 della tecnologia europea) ma decisamente più economico. La filiera nucleare europea (di cui l’EPR dovrebbe essere il fiore all’occhiello della nuova generazione III+) rischia quindi di dipendere quasi completamente dagli investimenti di EDF che come abbiamo visto, presentano ben più di una criticità. Visti i costi e i ritardi di realizzazione di Flamanville (nonché il fallimento del progetto finlandese) non si può escludere che tali criticità possano valere in futuro anche per i due reattori di Hinkley Point C, che già oggi risulta il più oneroso progetto nucleare mai realizzato in termini di costo al MWh. Ove si replicassero anche in Gran Bretagna le problematiche già avvenute a Flamanville e Olkiluoto, a quel punto l’Europa dovrebbe rinunciare completamente alla costruzione di una nuova filiera nucleare lasciando spazio ai reattori russi e americani di nuova generazione (senza dimenticare il canadese CANDU) che già oggi sembrano più competitivi dell’EPR in termini economici e finanziari.

Un fallimento annunciato?

Desta poi stupore che lo scetticismo che si comincia a registrare intorno ad EDF e al governo francese sia inversamente proporzionale all’ottimismo del governo britannico che considera fondamentale la realizzazione del progetto per un futuro energetico del paese a bassa emissione di carbonio. L’attuale prezzo strike regolato di 92,5£/MWh è circa quattro volte superiore del prezzo registrato in queste settimane al Nord Pool (circa 20 – 23 £/MWh), principale hub di energia elettrica nel Nord Europa. Il contratto a lungo termine deciso con EDF è quindi totalmente fuori mercato già oggi senza considerare i 35 anni di indicizzazioni future. Quello che vale la pena chiedersi è quindi come mai il governo britannico ha deciso che i consumatori inglesi dovranno pagare per i prossimi 35 anni un prezzo così salato e fuori da ogni contesto concorrenziale e per almeno il 7% dell’energia elettrica prodotta.

Ad oggi poi non risultano analisi forecast che stimino per i prossimi vent’anni dei costi dell’energia in Europa di 6/7 volte superiori a quelli attuali, costi che solo in tali casi potrebbero rendere probabilmente conveniente per i consumatori inglesi un progetto come Hinkley Point C.

I mercati dell’energia elettrica, improntati sempre di più sulla flessibilità tra fonti energetiche e una responsabilizzazione del consumatore in termini di valutazione delle offerte (e quindi anche dei prezzi) mal si conciliano con un contratto come quello proposto per Hinkley Point C. In un momento in cui nelle borse d’Europa si registrano prezzi negativi per l’apporto sempre più rilevante delle fonti rinnovabili, risulta difficile immaginare scenari energetici dove da un lato fonti energetiche diverse competeranno (a parità di diritti e doveri) sui mercati spot e del dispacciamento mentre dall’altro lato energia elettrica prodotta da impianti come quello di Hinkley Point C risulterà fuori da questo tipo di contesto per almeno 35 anni. Appare poi contradditoria la posizione del governo britannico che considera fondamentale la costruzione di progetti come questi e parallelamente stima fino al 2030 un beneficio di 8 miliardi di sterline all’anno derivanti dallo sviluppo delle interconnessioni, storage e demand side response.

Per tali ragioni anche la tecnologia nucleare dovrà compiere un salto di qualità in quanto, reattori come l’EPR, ancorché dotati di elevati standard di sicurezza, risultano non compatibili con le attuali necessità dei mercati elettrici. Alcune proposte innovative, vedi qui, quali reattori di taglia più piccola (massimo 300 MW), cd. small nuclear, potrebbero essere più compatibili con le esigenze di mercato e alla luce della minore entità degli investimenti, consentirebbero un maggior diversificazione dei rischi di costruzione e operations.

Ove la decisione finale di investimento di EDF fosse positiva, il progetto, almeno secondo quanto previsto dalle condizioni contrattuali, sicuramente rappresenterà un costo importante per i consumatori britannici. Un costo che rischia di annullare in parte i benefici di vent’anni di liberalizzazione del mercato inglese.

Si desidera ringraziare Simona Benedettini per i preziosi contributi forniti

#edf #nucleare #uk #elettrico #cfd

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