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Rischi e conseguenze del gasdotto Nord Stream 2 per l’Italia


È di questa settimana la notizia che il presidente russo Vladimir Putin avrebbe chiamato il nostro premier Matteo Renzi “per verificare la possibilità di un ruolo italiano nel raddoppio del Nord Stream”.

Come riportato nel dettaglio da La Stampa per ora si parla del coinvolgimento di alcune aziende (Eni, Saipem per ora) in cambio di un una posizione italiana più favorevole al progetto di gasdotto che tanto pare serve a Putin al suo braccio energetico, il colosso Gazprom. A parte il coinvolgimento (e ci mancherebbe altro vista l’eccellenza dei nomi in gioco) di alcuni nostri campioni nazionali, è utile verificare gli impatti del Nord Stream 2 in primis sull’Europa e successivamente cercare di capire se l’Italia (e in definitiva i cittadini) riceveranno qualche vantaggio dalla partecipazione a questo progetto.

In definitiva conviene intentare l’ennesima (e non ultima) battaglia con Bruxelles? Ad oggi infatti mezza Europa è già schierata e vede alcuni paesi Europei (in primis Germania, ma anche Olanda e Francia) favorevoli in quanto paesi di sbocco del progetto, e alcuni contrari come i paesi baltici e quelli centro - orientali capitanati dalla Polonia.

In questa fase la Commissione Europea si sta limitando a studiare il dossier dal punto di vista della concorrenza del mercato interno del gas al fine di rispettare le norme contenute nel Terzo Pacchetto Energia nonché valutare gli effetti sulla sicurezza degli approvvigionamenti. A ciò va aggiunta la questione ucraina che, con i nuovi flussi di import di gas derivanti dal Nord Stream 2, permetterebbe alla Russia di evitare il paese con cui ha innescato due crisi del gas e una guerra per l’annessione della penisola della Crimea. La vicenda ucraina desta peraltro preoccupazioni anche aldilà dell’Atlantico dove il presidente Obama non vede di buon occhio che il paese perda il ruolo di gestione del transito del gas perché verrebbe meno il suo ruolo strategico nei confronti dell’Europa (con la conseguenza di lasciare sempre più parti di territorio alla Russia). L’Ucraina perderebbe peraltro i finanziamenti che ad oggi percepisce con i diritti di passaggio sui flussi di gas.

Un po’ di storia e di numeri del Nord Stream 2

Il 4 settembre 2015 Gazprom (con una quota del 50%) e alcune delle maggiori utilities europee (le tedesche E.on e BASF e Wintershall, la francese Engie e l’olandese Shell) hanno costituito la società che si occuperà di costruire altre due linee parallele del gasdotto Nord Stream 1 (operativo sin da fine 2011) che dalla Russia, attraverso il Mar Baltico, sfocerà direttamente in Germania e quindi al sistema di pipeline continentale europeo, raddoppiando la capacità di importazione dell’attuale gasdotto. Si passerà quindi da una capacità di 55 miliardi di metri cubi annui (di seguito Gmc/anno) a circa 110 Gmc/anno. Il costo del progetto Nord Stream 2 dovrebbe essere intorno ai 10 miliardi di euro (rispetto ai circa 8 miliardi del Nord Stream) e dovrebbe avere tempi di costruzione relativamente rapidi visto che la fattibilità e le valutazioni di impatto ambientale sono grosso modo le medesime di quelle elaborate in occasione della costruzione del Nord Stream 1. La valutazione di procedere con la costruzione del Nord Stream 2 è successiva alla chiusura del progetto South Stream da parte di Gazprom. Tale progetto (in cui erano presenti anche Eni e Edison tramite la controllante francese EDF) prevedeva la costruzione di un gasdotto che attraversando il Mar Nero entrasse in Europa tramite la Bulgaria sfociando in Austria attraverso i Balcani e in Italia attraverso la Grecia. In seguito però al mancato permesso di transito della Bulgaria nonché ad alcune divergenze con la Commissione Europea, nel Dicembre 2014 Putin ha annunciato la rinuncia al progetto a tempo indeterminato. La conseguenza è stata per Gazprom tornare a pensare al Nord Europa, giudicato strategicamente più consono a elaborare nuove rotte del gas, aggiungendo altre due linee al progetto Nord Stream 1 attraverso il progetto Nord Stream 2.

L’obiettivo russo è comunque sempre il medesimo, ovvero cercare di bypassare l’Ucraina tramite nuove linee del gas verso l’Europa ed evitando così i contenziosi e i blocchi alle forniture che hanno portato a due crisi negli inverni 2004/2005 e 2008/2009 e più in generale all’utilizzo da ambo le parti dell’oro blu come arma di ricatto geopolitica. In tale situazione Gazprom ha di recente annunciato che entro il 2019 termineranno i transiti di flussi di gas via Ucraina e di conseguenza si rende necessario il prima possibile trovare nuove rotte di approvvigionamento.

Impatti del Nord Stream 2 sull’Europa

Nel corso del 2015 (dati ancora provvisori) l'Europa ha importato circa 420 Gmc/anno di gas di cui circa il 35% proveniente dalla Russia. Quest'ultima è oggi il primo fornitore di gas dell’Europa subito davanti alla Norvegia, all'Algeria e all'Olanda. Dai grafici sotto riportati è abbastanza chiara l’importanza che riveste la Russia nell'import di gas nel continente e difficilmente nel corso dei prossimi anni potrà essere possibile rinunciare a tale fonte di approvvigionamento. La rivoluzione dello shale gas negli Stati Uniti, l’incremento della forniture da gas naturale liquefatto (Lng) o più banalmente la riduzione della domanda di gas, stanno trasformando i mercati interni (in particolare dal punto di vista della formazione del prezzo), ma difficilmente sarà possibile rinunciare completamente all’import via pipeline dalla Russia.

Fonti: elaborazioni su dati IEA e AEEGSI

A questo punto è utile eseguire un semplice esercizio di calcolo andando ad analizzare gli impatti sull’import di gas dell’Europa derivanti dall’entrata in esercizio a piena capacità del Nord Stream 2. È interessante notare che nel caso in cui sia raggiunto l’obiettivo di Putin, ovvero azzerare completamente l’Ucraina come paese di transito dei flussi di gas verso l’Europa, la quota di import europea di gas via Russia non aumenterebbe. I flussi di transito di gas dall’Ucraina sono infatti diminuiti nel corso degli anni e anche per il 2015 i dati provvisori prevedono un andamento in leggero calo rispetto ai dati del 2014. Ma allora, se è così, come mai a Bruxelles si sollevano obiezioni circa la sicurezza degli approvvigionamenti nonché la diversificazione degli stessi?

Fonti: elaborazioni su dati IEA e AEEGSI

Per rispondere a questa domanda è importante analizzare la situazione dei singoli paesi ed in particolare le quote di importazione di gas del paese di sbocco del Nord Stream 1 e a tendere del Nord Stream 2, ovvero la Germania. In questo caso, a differenze dei dati aggregati continentali, lo scenario cambierebbe completamente con la quota di import via Russia che passerebbe da circa il 44% al 68% ipotizzando le altre fonti di approvvigionamento costanti. A onor del vero è abbastanza risaputo che le produzioni nazionale olandese e norvegese sono in costante diminuzione con la conseguenza di vedere aumentare in Germania la quota di import dalla Russia anche oltre il 70%.

Fonti: elaborazioni su dati IEA e AEEGSI

Appare evidente (e il caso della Germania è eclatante) che se si va ad analizzare i singoli paesi, ed in particolare i paesi di sbocco del nuovo gasdotto, ci potrebbero essere riflessi sui singoli mercati interni. La probabile diminuzione della produzione olandese e del grande giacimento di Groningen non possono escludere potenziali sviluppi in termini di creazione di macro zone di mercato (in questo caso tra Olanda e Germania) che appaiono delicate dal punto di vista della concorrenza e dei potenziali prezzi applicati da Gazprom ai propri clienti. In questo senso va comunque rilevato che Gazprom pare stia pensando per Nord Stream 2 a contratti sempre più basati su prezzi spot utilizzando quindi in maniera meno rilevante contratti long term indicizzati al petrolio. Ad ogni modo il progetto è tutt’ora al vaglio della Commissione Europea che valuterà l’aderenza e il rispetto della norme del Terzo Pacchetto Energia e l’eventuale presenza di effetti distorsivi sui mercati interni europei.

E gli impatti sull’Italia?

L’appoggio dell’Italia al Nord Stream 2 sarebbe probabilmente decisivo per sbloccare l’impasse del progetto in Commissione Europea e spianerebbe la strada alla Germania quale vero e proprio hub del gas europeo (la quale beneficerebbe di una possibile riduzione dei prezzi del metano a vantaggio delle imprese e delle famiglie tedesche). Il nuovo gas russo sarebbe poi eventualmente esportato dalla Germania. Conseguentemente una quota di tale gas potrebbe arrivare anche in Italia tramite i gasdotti di import ad oggi esistenti. Tenuto conto che l’obiettivo della Russia è cercare di eliminare i flussi di transito dall’Ucraina probabilmente a livello di quantità il gioco potrebbe essere a somma zero in quanto si potrebbe ipotizzare che sarebbe gradualmente (contratti long term permettendo) sostituita la quota di import russa passante dall’Ucraina con quella di import russa proveniente dalla Germania. Dal punto di vista dei prezzi ad oggi è difficile fare previsioni a medio termine in quanto le negoziazioni della nuova quota di import di gas russo dipenderà dal prezzo del petrolio per quanto riguarda i contratti long term, mentre per quanto riguarda il prezzo spot sui mercati, dal prezzo delle rotte alternative di approvvigionamento di gas (in particolare si pensi al gas naturale liquefatto). Non è quindi così certo che il gas russo di nuova fonte tedesca costi decisamente meno rispetto a quello ad oggi proveniente via Ucraina. Oltre alla diversificazione di cui si diceva in precedenza, va poi considerata la domanda futura di gas influenzata dai dati macroeconomici e da fonti energetiche alternative al gas (vettore elettrico per il riscaldamento e rinnovabili per la produzione elettrica). Va comunque registrata come una buona notizia l’andamento dei consumi di gas (tornati nel 2015 positivi come ben spiegato qua. Va poi tenuto conto il piano decennale di Snam Rete Gas, il quale prevede un aumento di 15 Gmc/anno delle importazioni al 2024 già però coperte in gran parte dalla probabile costruzione del gasdotto TAP che dovrebbe portare in dote al bel paese circa 10 Gmc/anno. Per concludere quindi, gli effetti del progetto Nord Stream 2 sull’Italia paiono quasi completamente legati alla possibilità di alcune imprese italiane di partecipare alla costruzione del gasdotto o di comprare una quota del consorzio della società che si occupa del progetto (in tal senso Eni ha dichiarato che non è interessata visto, diciamo noi, anche il fallimento di South Stream nonché la volontà del cane a sei zampe di dedicarsi completamente alle attività upstream abbandonando il settore midstream infrastrutturale). In termini di impatto sui volumi approvvigionati nonché in tema di politiche di prezzo (tutte da sviluppare) non si ravvedono grossi effetti per lo stato e in definitiva per i consumatori italiani.

Probabilmente sarebbe invece l’occasione per chiudere la questione dell’hub (ammesso che sia mai nata) e del ruolo strategico dell’Italia nello scacchiere energetico europeo. Diventeremmo finalmente quello che è giusto che siamo, ovvero un buon consumatore di energia che dovrebbe preoccuparsi di diversificare per quanto possibile il portafoglio di approvvigionamento a prezzi se possibile competitivi e ragionevoli.


#gas #nordstream2 #putin

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